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Come diversificare il proprio portafoglio azionario: per indice, area geografica e capitalizzazione di mercato.

21 min di lettura

Punti essenziali

  • La diversificazione di un portafoglio azionario si basa su due assi complementari: il luogo in cui l'azienda è quotata (area geografica e indice di riferimento) e il suo valore sul mercato azionario (capitalizzazione di mercato).
  • La preferenza per il mercato locale porta gli investitori spagnoli a sovrappesare l'indice IBEX 35, mentre ignorare la capitalizzazione di mercato concentra il portafoglio solo sui colossi o solo sulle piccole società.
  • Indici come l'S&P 500, il Nasdaq 100 o l'MSCI World, e segmenti come blue chip, mid cap e small cap, distribuiscono il rischio in modi diversi ma compatibili.
  • Combinare entrambi gli assi in base al proprio profilo di rischio, anziché sceglierne uno solo, è ciò che trasforma un elenco di azioni in un portafoglio realmente diversificato.

Quanto del tuo portafoglio dipende effettivamente da una manciata di aziende simili? Acquistare il primo titolo azionario spagnolo è solitamente il punto di partenza naturale per qualsiasi investitore in Spagna: Conosci le aziende, segui le loro notizie sugli stessi media e ti fidi di un mercato che ti è familiare.

Col tempo, questa familiarità si trasforma in un'abitudine e la maggior parte del portafoglio finisce per essere concentrata in poche aziende. Stambecco 35Tutte di dimensioni simili ed esposte allo stesso ciclo economico. La buona notizia è che diversificare un portafoglio azionario non dipende da un singolo trucco, ma piuttosto dall'analisi simultanea di due aspetti: dove sono investiti i propri soldi e in quali aziende di diverse dimensioni.

In questo articolo, mettiamo insieme questi due assi, che di solito vengono trattati separatamente. Innanzitutto, vedremo perché la preferenza locale concentra il tuo portafoglio in Spagna e cosa differenzia veramente l'IBEX 35 da indici come il S&P 500, la Nasdaq 100, la Euro Stoxx 50 o Mondo MSCIincluso il rischio valutario derivante dagli investimenti al di fuori dell'eurozona. Successivamente, esaminiamo il secondo asse, la capitalizzazione di mercato: cosa sono le blue chip, le mid-cap e le small-cap e quale profilo di rischio offre ciascuna. Concludiamo con la domanda che conta davvero nella costruzione di un portafoglio: come combinare entrambi gli assi in base al proprio profilo di rischio, senza dover sacrificare nessuno dei due.

Diversificare per indice e area geografica

Il pregiudizio locale: perché gli investitori spagnoli investono eccessivamente nell'IBEX 35

Il cosiddetto "home bias" è la tendenza di qualsiasi investitore a concentrare il proprio portafoglio in attività provenienti dal proprio paese o regione. Ciò avviene per ragioni prettamente umane: familiarità con le aziende, vicinanza alle informazioni e un senso di controllo che, in realtà, è parziale. Un investitore giapponese sovrappesa le aziende giapponesi, un investitore americano sovrappesa Wall Street e un investitore spagnolo sovrappesa l'indice IBEX 35. Il fenomeno è documentato da decenni negli studi di economia finanziaria e non dipende dal livello di conoscenza dell'investitore.

Il problema? Non è possedere azioni IBEX 35, ma non riuscire a individuare i rischi specifici derivanti dal concentrarsi esclusivamente su questo titolo.

  • Concentrazione settoriale: L'indice IBEX 35 è fortemente concentrato nei settori bancario, delle utility e delle telecomunicazioni. Un portafoglio focalizzato sull'IBEX 35 risulta sottoesposto ai settori tecnologico, sanitario e industriale globale.
  • Concentrazione geografica: L'evoluzione dell'IBEX 35 è strettamente legata al ciclo economico spagnolo ed europeo, nel bene e nel male.
  • Perdita di esposizione alla crescita globale: Gran parte del valore economico creato negli ultimi decenni si è verificato al di fuori della Spagna.

Questa concentrazione è particolarmente evidente se si confronta la performance dell'IBEX 35 con quella di indici come l'S&P 500 nell'ultimo decennio: storicamente, il mercato statunitense ha mostrato una performance cumulativa superiore rispetto al mercato spagnolo, trainata in gran parte dal peso del settore tecnologico. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. Il valore del vostro investimento può aumentare o diminuire, e questo confronto storico non dovrebbe essere interpretato come un argomento per abbandonare l'IBEX 35, ma piuttosto come un motivo per non fare affidamento esclusivamente su di esso.

Gli indici che definiscono il mercato azionario globale

Prima di parlare di diversificazione, è importante capire cosa rappresenta ciascun indice e quali tipologie di aziende include. Non tutti gli indici di borsa misurano la stessa cosa: variano per numero di aziende, concentrazione settoriale e profilo di rischio. Ecco cinque indici di riferimento per qualsiasi investitore che guardi oltre il mercato nazionale.

  • IBEX 35 (Spagna): Comprende le 35 società più liquide della borsa spagnola. È concentrato nei settori bancario, dei servizi di pubblica utilità e delle telecomunicazioni, e rappresenta il parametro di riferimento per l'andamento del mercato azionario spagnolo.
  • S&P 500 (USA): Comprende le 500 maggiori società quotate in borsa negli Stati Uniti. Il settore tecnologico rappresenta circa il 30% dell'indice, che è l'indice più seguito al mondo e il benchmark di fatto per i mercati azionari globali.
  • Nasdaq 100 (USA): Comprende le 100 maggiori società tecnologiche e in crescita quotate al Nasdaq. La sua concentrazione tecnologica è maggiore di quella dell'S&P 500, così come la sua volatilità.
  • Euro Stoxx 50 (Europa): Comprende le 50 maggiori società dell'eurozona. È più diversificato rispetto all'IBEX 35, pur rimanendo essenzialmente un indice europeo.
  • MSCI World (Globale): Comprende circa 1.500 società provenienti da 23 paesi sviluppati. Rappresenta l'opzione di diversificazione più ampia tra i tradizionali indici azionari globali.
Gli indici che definiscono il mercato azionario globale - Bit2Me Academy

Il confronto tra l'IBEX 35 e l'S&P 500 è utile principalmente per comprendere la differenza di scala: 35 aziende contro 500, con ponderazioni settoriali quasi opposte. Il Nasdaq 100 si spinge oltre, concentrandosi quasi esclusivamente su tecnologia e crescita, il che spiega perché molti si chiedano cosa sia effettivamente il Nasdaq 100 prima di considerarlo per il proprio portafoglio. L'MSCI World, all'estremo opposto, diversifica il rischio su migliaia di aziende provenienti da tutto il mondo sviluppato. Nessuno di questi indici azionari globali è intrinsecamente migliore degli altri; ognuno assolve a una funzione diversa all'interno di un portafoglio azionario.

Come diversificare il proprio portafoglio azionario oltre l'indice IBEX 35

Ridurre la concentrazione geografica non significa vendere tutte le azioni dell'indice IBEX 35 dall'oggi al domani. Esistono diversi modi per diversificare l'esposizione geografica del portafoglio, ognuno dei quali richiede un diverso livello di impegno e competenza.

  • Azioni individuali internazionali: Acquistare azioni direttamente da società situate in diverse aree geografiche richiede maggiore impegno nella selezione e nel monitoraggio, nonché una conoscenza approfondita di ciascuna azienda.
  • ETF o fondi indicizzati globali: Un ETF che replica l'indice MSCI World o l'S&P 500 offre accesso a centinaia di aziende globali con un'unica transazione. È l'opzione più efficiente per chi non desidera analizzare ogni singola azienda.
  • Combinazione di esperienza spagnola e internazionale: Mantieni una parte dell'indice IBEX 35, per familiarità e senza esporti al rischio valutario, e aggiungi un'esposizione globale tramite l'S&P 500 o l'MSCI World, a seconda del tuo profilo.

Non esiste un rapporto ideale univoco tra azioni spagnole e internazionali: dipende dall'orizzonte temporale, dalla propensione al rischio e dagli obiettivi. Tuttavia, un buon punto di partenza è smettere di concentrare l'intero portafoglio in un unico mercato. Diversificate valutando innanzitutto il peso attuale dell'IBEX 35 nel vostro portafoglio azionario complessivo, prima di decidere come allocare il resto.

Rischio valutario quando si investe in azioni internazionali

Acquistare azioni di società statunitensi significa acquistare attività denominate in dollari. Per un investitore europeo, questo aggiunge un ulteriore fattore ai rendimenti: il tasso di cambio euro-dollaro. Se il dollaro si deprezza rispetto all'euro, il rendimento in euro di tali azioni diminuisce, anche se il loro prezzo in dollari è aumentato.

Un esempio illustrativo aiuta a chiarire questo concetto: se un'azione statunitense aumenta del 10% in dollari, ma il dollaro si deprezza dell'8% rispetto all'euro nello stesso periodo, il guadagno in euro per l'investitore spagnolo è solo del 2%. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. Il valore del vostro investimento può aumentare o diminuire, e questo esempio è puramente illustrativo, non una previsione del tasso di cambio.

Su orizzonti di investimento lunghi, che si estendono per diversi decenni, l'effetto dei tassi di cambio tende ad attenuarsi, sebbene possa essere molto significativo nel breve termine. Se si preferisce eliminare completamente questa variabile, esistono ETF con copertura valutaria, incluse versioni che replicano l'indice MSCI World con copertura sull'euro, che neutralizzano l'esposizione alla coppia EUR/USD. Investire in azioni internazionali senza copertura non è intrinsecamente più rischioso: si tratta di un rischio aggiuntivo che va compreso, non di un motivo per abbandonare la diversificazione.

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Diversificare in base alla capitalizzazione di mercato

Che cos'è la capitalizzazione di mercato e perché definisce il profilo di un titolo azionario?

La capitalizzazione di mercato è essenzialmente il prezzo che il mercato attribuisce a una società quotata in borsa in un dato momento. Si calcola moltiplicando il prezzo di un'azione per il numero totale di azioni in circolazione. Se le azioni di una società sono scambiate a 20 euro e la società ha 500 milioni di azioni in circolazione, la sua capitalizzazione di mercato è di 10.000 miliardi di euro.

Questo valore rappresenta il parametro di riferimento standard utilizzato dai principali indici di borsa e dagli investitori istituzionali per classificare la "dimensione" di una società quotata in borsa, indipendentemente dal settore di appartenenza o dal numero di anni di quotazione. La dimensione di un'azienda, misurata in base al numero di dipendenti o al fatturato, non coincide con la sua capitalizzazione di mercato: quest'ultima riflette quanto il mercato è disposto a pagare per l'azienda nel suo complesso, tenendo conto delle aspettative di crescita, del rischio percepito e del contesto di settore.

Le soglie esatte variano a seconda della metodologia di ciascun indice, ma i riferimenti più comunemente utilizzati, basati sulle classifiche di fornitori come MSCI o S&P Dow Jones, indicano i seguenti intervalli:

  • Capitalizzazione di mercato elevata (blue chip): generalmente superiore a 10.000 miliardi di euro o dollari.
  • Capitalizzazione media: approssimativamente tra 2.000 e 10.000 milioni.
  • Piccola capitalizzazione: meno di 2.000 miliardi.

È importante chiarire che queste soglie non sono né fisse né universali. Variano a seconda del mercato di riferimento – ciò che è considerato large-cap nel mercato spagnolo potrebbe essere classificato come mid-cap in quello statunitense, semplicemente perché la dimensione media delle società quotate è diversa – e a seconda della metodologia specifica di ciascun fornitore di indici. L'obiettivo di comprendere questa classificazione non è memorizzare cifre esatte, ma piuttosto afferrare la logica sottostante: una dimensione maggiore generalmente indica maggiore stabilità e minore incertezza; una dimensione minore generalmente indica maggiore potenziale di crescita e maggiore incertezza.

Cosa sono le blue chip: stabilità, liquidità e dividendi

Una blue chip è un'azienda a grande capitalizzazione, leader affermata nel suo settore, con una lunga storia in borsa e un'elevata liquidità. Il termine ha un'origine curiosa: deriva dal poker, dove la blue chip è tradizionalmente la fiche di maggior valore sul tavolo. L'analogia è stata poi trasferita al mercato azionario per descrivere le aziende con la "maggiore capitalizzazione" tra quelle quotate.

Queste sono le caratteristiche che definiscono un titolo blue chip e spiegano perché spesso costituiscono il fulcro di molti portafogli:

  • Elevata liquidità: È facile comprare e vendere grandi volumi di azioni senza che il prezzo subisca variazioni significative a causa delle proprie operazioni di trading.
  • Minore volatilità relativa: Il prezzo delle sue azioni tende a variare in modo meno brusco rispetto a quello delle società più piccole, sebbene non sia mai esente da fluttuazioni.
  • Ampia copertura da parte degli analisti: Poiché queste aziende sono attentamente monitorate, sono disponibili molte più informazioni pubbliche per chi desidera analizzarle prima di prendere una decisione.
  • Dividendi storici: Una percentuale significativa di aziende di alto profilo distribuisce periodicamente parte dei propri profitti agli azionisti, sebbene ciò non costituisca né una garanzia né un obbligo per l'azienda.
  • Esposizione globale: Molti generano reddito in decine di paesi, il che riduce in parte il rischio di dipendere da una singola economia.

Per comprendere la classificazione con esempi concreti, si pensi a società come Inditex, BBVA o Iberdrola nel mercato spagnolo; Apple, Microsoft o JPMorgan negli Stati Uniti; oppure LVMH, Nestlé e ASML nel resto d'Europa. È importante precisare che questi esempi sono puramente illustrativi di ciò che costituisce una blue chip in base alle sue dimensioni e al suo storico, e non rappresentano in alcun modo una raccomandazione di investimento per quelle specifiche società.

Le dimensioni stesse di un'azienda blue chip comportano un rischio specifico da tenere presente: proprio perché sono già dei giganti, il loro potenziale di crescita futura è solitamente più limitato. Un'azienda già valutata 500.000 miliardi di euro deve generare un valore aggiunto enorme per, ad esempio, decuplicare la propria capitalizzazione di mercato; il margine di sorpresa positiva è, relativamente parlando, inferiore a quello di una piccola azienda con tutto il percorso di crescita davanti a sé.

Cosa sono le società a media capitalizzazione: un equilibrio tra crescita e stabilità

Le società a media capitalizzazione occupano la fascia intermedia della classifica: aziende sufficientemente grandi da avere una solida struttura operativa, una reputazione consolidata e un accesso ragionevole ai finanziamenti, ma con un reale margine di crescita ed espansione che le grandi società quotate non possiedono più.

Per molti gestori di fondi è comune considerare le società a media capitalizzazione come il segmento ideale del mercato azionario, e questa reputazione è motivata da ragioni specifiche:

  • Maggiore potenziale di apprezzamento rispetto alle società a grande capitalizzazione.perché hanno ancora margini di crescita, pur non avendo raggiunto la dimensione massima del loro settore.
  • Maggiore copertura e liquidità rispetto alle small capCiò riduce parte dell'incertezza associata alle aziende molto piccole o poco conosciute.
  • Esposizione a fusioni e acquisizioni (M&A): Non è raro che una grande società quotata in borsa finisca per acquistare una società a media capitalizzazione a un prezzo superiore al valore delle sue azioni, il che può avvantaggiare coloro che avevano già posizioni aperte.

In Spagna, l'indice di riferimento per questo segmento è l'IBEX Medium Cap, mentre negli Stati Uniti il ​​benchmark più citato è l'S&P MidCap 400. Entrambi raggruppano società che, pur non essendo leader assoluti nel loro settore, hanno dimensioni e una storia aziendale sufficienti per non essere classificate come small cap.

Il rischio associato alle azioni a media capitalizzazione è più complesso rispetto a quello delle azioni agli estremi dello spettro. Sono più sensibili alle variazioni del ciclo economico rispetto alle blue chip: quando l'economia rallenta, tendono a risentirne più rapidamente e intensamente rispetto alle società a grande capitalizzazione. Inoltre, durante i periodi di panico generalizzato sui mercati, la loro liquidità relativamente inferiore rispetto alle blue chip diventa evidente e può risultare più difficile effettuare operazioni di grandi dimensioni al prezzo previsto.

Cosa sono le small cap: maggiore volatilità, maggiore potenziale di crescita

Una società a piccola capitalizzazione è un'azienda con una capitalizzazione di mercato inferiore, generalmente in fasi di espansione, consolidamento del mercato o trasformazione del proprio modello di business. Molte sono leader in nicchie molto specifiche – mercati piccoli ma redditizi – mentre altre sono ancora impegnate a dimostrare che il loro modello di business funziona su scala più ampia.

Queste sono le caratteristiche che distinguono le small cap dagli altri segmenti:

  • Maggiore volatilità: Il prezzo può variare bruscamente in risposta a notizie, risultati trimestrali o cambiamenti di contesto, proprio perché la "massa" di capitalizzazione disponibile è minore per assorbire tali movimenti.
  • Minore liquidità: La differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita (lo spread) è solitamente più ampia, il che rende più costoso entrare e uscire dalla posizione.
  • Minore copertura da parte degli analisti: La minore disponibilità di informazioni pubbliche crea sia un rischio (meno occhi puntati sull'azienda) sia un'opportunità per chi è disposto a indagare per conto proprio.
  • Maggiore sensibilità al ciclo economico: Nelle fasi recessive tendono a scendere più bruscamente; nelle fasi espansive, possono guidare i guadagni del mercato.

Per quanto riguarda il potenziale di rendimento, diversi studi accademici e di settore hanno ripetutamente suggerito che, su orizzonti temporali molto lunghi, le azioni a bassa capitalizzazione tendono a offrire un apprezzamento maggiore rispetto alle azioni a grande capitalizzazione, sebbene sempre accompagnato da una volatilità significativamente più elevata. È importante considerare questa idea come una tendenza storica documentata in diversi mercati e non come una garanzia di performance future per un singolo titolo o portafoglio.

Come combinare entrambe le strategie di diversificazione in base al proprio profilo di rischio

Finora abbiamo trattato la geografia e la capitalizzazione di mercato come due questioni separate, ma in un portafoglio reale coesistono. Ogni azione che acquistate ha sia un paese o un indice di riferimento sia una capitalizzazione di mercato, ed entrambi i fattori ne influenzano la performance. Che senso ha affrontare solo metà del rischio del portafoglio e lasciare l'altra metà inesaminata?

Non esiste una formula unica che funzioni per tutti, ma ci sono linee guida ampiamente accettate tra i gestori e i singoli investitori per incrociare entrambi gli assi in base al proprio profilo:

  • Profilo conservatore: Il portafoglio presenta una maggiore ponderazione in blue chip, sia spagnole (IBEX 35) che internazionali (S&P 500 o Euro Stoxx 50), sfruttando la loro relativa stabilità e la storia di dividendi. L'esposizione a mid-cap, small-cap e mercati più volatili come il Nasdaq 100 rimane limitata.
  • Profilo moderato: Un approccio tipico combina titoli a grande e media capitalizzazione, con una quota significativa di esposizione internazionale tramite ETF che replicano l'indice S&P 500 o l'MSCI World, e una quota minore di titoli a piccola capitalizzazione o indici più volatili.
  • Profilo dinamico: Una maggiore tolleranza al rischio può tradursi in un maggiore peso nelle società a media e piccola capitalizzazione, e in un'esposizione più elevata a indici più concentrati e volatili come il Nasdaq 100, accettando consapevolmente maggiori fluttuazioni in cambio di un maggiore potenziale di apprezzamento.

Il motivo fondamentale per cui la combinazione di entrambi gli assi riduce la volatilità complessiva del portafoglio è lo stesso in entrambi i casi: non tutti i paesi reagiscono allo stesso modo allo stesso evento di mercato, né tutte le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, reagiscono con la stessa intensità. Questa correlazione imperfetta – tra aree geografiche e tra segmenti di capitalizzazione di mercato – è alla base di una diversificazione efficace: quando un asse subisce un calo, l'altro può attutire l'impatto. Una diversificazione efficace non consiste nello scegliere tra investire in indici o investire in capitalizzazione di mercato, ma piuttosto nell'utilizzare entrambi i criteri simultaneamente per costruire un portafoglio in linea con il proprio profilo di rischio effettivo.

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Se dopo aver letto fin qui preferisci diversificare senza gestire più piattaforme separatamente, Bit2Me Invest ti dà accesso ad azioni di mercati internazionali al di fuori dell'IBEX 35, comprese società quotate negli Stati Uniti, e in diversi segmenti di capitalizzazione, tutto dalla stessa app che già utilizzi. Bit2MePrima di iniziare a fare trading, è necessario completare un test di adeguatezza ai sensi della MiFID II: il profilo dell'investitore determina il tipo di esposizione più adatto, non un'allocazione generica uguale per tutti.

Il mercato azionario globale conta migliaia di società quotate, distribuite in decine di paesi e con capitalizzazioni di mercato di ogni dimensione. Concentrare l'intero portafoglio in 35 società di un singolo paese, o solo in colossi, o solo in piccole aziende, è una decisione rischiosa che molti investitori prendono per abitudine, non sulla base di un solido giudizio. Diversificare per indice, area geografica e capitalizzazione di mercato non significa rinunciare all'esposizione al mercato spagnolo o alle blue chip di cui ci si fida: significa semplicemente ampliare la prospettiva su dove e in quali aziende di quale dimensione si crea valore.

Iniziate oggi stesso a valutare quale percentuale del vostro portafoglio dipende esclusivamente dalla Spagna e quale percentuale è concentrata in un singolo segmento di capitalizzazione di mercato. Rispondere a queste due domande insieme rivela molto di più sul rischio reale del vostro portafoglio rispetto a ciascuna domanda presa singolarmente.

Domande frequenti sulla diversificazione del portafoglio azionario

Che cos'è il "home bias" negli investimenti?

Il cosiddetto "home bias" è la tendenza di qualsiasi investitore a concentrare il proprio portafoglio in attività del proprio paese, per via della familiarità e dell'accesso alle informazioni. È un fenomeno documentato praticamente in ogni mercato del mondo, non solo in Spagna. Non si tratta di mancanza di conoscenza, bensì di un comportamento naturale che dovrebbe essere individuato e corretto se si desidera diversificare il portafoglio.

Come posso iniziare a diversificare il mio portafoglio azionario con un capitale limitato?

Non serve un capitale ingente per diversificare il proprio portafoglio azionario: un ETF che replica l'indice S&P 500 o l'MSCI World offre accesso a centinaia di società globali di diverse dimensioni con un'unica transazione. Si tratta di un'alternativa più accessibile rispetto alla selezione individuale di azioni internazionali o di società con capitalizzazioni di mercato differenti. Da lì, è possibile modulare la ponderazione tra l'esposizione al mercato spagnolo e a quello internazionale, e tra blue chip, mid-cap e small-cap, in base al proprio profilo di rischio.

È più rischioso investire in azioni internazionali o in società a bassa capitalizzazione piuttosto che nell'indice IBEX 35?

Non si tratta di un rischio intrinseco maggiore; i rischi sono diversi. Le azioni internazionali comportano fattori aggiuntivi come il rischio valutario, le small cap presentano una minore liquidità e una maggiore volatilità, e un portafoglio concentrato esclusivamente sulle blue chip dell'IBEX 35 si assume il rischio di concentrazione settoriale e geografica. Diversificare lungo entrambi gli assi distribuisce questi rischi anziché eliminarli.

Che cosa succede ai miei soldi se il dollaro si deprezza rispetto all'euro?

Se il dollaro si deprezza rispetto all'euro, i rendimenti in euro delle vostre azioni statunitensi diminuiranno, anche se il loro prezzo in dollari non è calato. Questo effetto tende ad attenuarsi su orizzonti di investimento più lunghi. Se preferite evitarlo, esistono ETF con copertura valutaria che neutralizzano questo rischio.

In che cosa si differenzia l'indice S&P 500 dal Nasdaq 100?

L'indice S&P 500 comprende le 500 maggiori società quotate in borsa negli Stati Uniti, con il settore tecnologico che rappresenta circa il 30% dell'indice. Il Nasdaq 100 si concentra su 100 società tecnologiche e in crescita, con un'esposizione settoriale molto più ristretta. Di conseguenza, il Nasdaq 100 presenta in genere una volatilità maggiore rispetto all'S&P 500.

Qual è la differenza tra investire nell'indice IBEX 35 e nell'indice MSCI World?

L'indice IBEX 35 comprende 35 società di un singolo paese, con una ponderazione significativa nei settori bancario, dei servizi di pubblica utilità e delle telecomunicazioni. L'indice MSCI World include quasi 1.500 società provenienti da 23 paesi sviluppati, distribuite in molti più settori e aree geografiche. La differenza principale risiede nel livello di concentrazione: uno è un indice nazionale, l'altro offre la più ampia diversificazione globale tra gli indici tradizionali.

Dovrei uscire dall'indice IBEX 35 per diversificare il mio portafoglio azionario?

No, diversificare il portafoglio azionario non significa abbandonare l'IBEX 35 o le blue chip spagnole. L'obiettivo è ridurre l'eccessiva concentrazione in un singolo mercato o segmento di capitalizzazione, non sostituirla con una concentrazione nella direzione opposta. Molti investitori mantengono una parte del loro portafoglio in Spagna e nelle blue chip, e gradualmente aumentano l'esposizione internazionale e le partecipazioni in società di diverse dimensioni.

Come si calcola la capitalizzazione di mercato di un'azienda?

Si calcola moltiplicando il prezzo di un'azione per il numero totale di azioni in circolazione. È il parametro standard utilizzato dagli indici e dagli investitori istituzionali per classificare la capitalizzazione di mercato di un'azienda, oltre al fatturato o al numero di dipendenti. Le soglie indicative sono: oltre 10.000 miliardi di dollari per le società a grande capitalizzazione, tra 2.000 e 10.000 miliardi di dollari per le società a media capitalizzazione e al di sotto di 2.000 miliardi di dollari per le società a piccola capitalizzazione.

Qual è la differenza tra blue chip e small cap?

La differenza principale sta nelle dimensioni: una società blue-chip ha in genere una capitalizzazione di mercato superiore a 10.000 miliardi di dollari, mentre una società small-cap ha generalmente una capitalizzazione inferiore a 2.000 miliardi di dollari. Questa differenza di dimensioni si traduce in diversa liquidità, diversa volatilità e diversi livelli di copertura analitica disponibile.

Cosa sono le società a media capitalizzazione e perché sono considerate un punto di pareggio?

Le società a media capitalizzazione sono quelle con una capitalizzazione di mercato media, una solida solidità operativa e ancora un reale margine di crescita. Molti gestori di fondi le considerano un punto di equilibrio perché combinano un maggiore potenziale di apprezzamento rispetto alle blue chip con una maggiore liquidità e capacità di copertura rispetto alle small cap. In Spagna, il loro indice di riferimento è l'IBEX Medium Cap, mentre negli Stati Uniti è l'S&P MidCap 400.

  • Come diversificare il proprio portafoglio azionario: per indice, area geografica e capitalizzazione di mercato.

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